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30 Gen

Investimenti in startup: partecipare a un follow-on round o no?

Di  Equinvest
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Non solo investimenti in startup “early-stage”. Spesso gli imprenditori hanno bisogno di nuovi fondi per poter far crescere la propria impresa e richiedono un investimento di follow-on. Hambleton “Ham” Lord, membro della Boston entrepreneurial community, fondatore della piattaforma Seraf e autore di libri sul mondo dei Business Angel, ha un’idea ben precisa sui “follow-on rounds”.

Innanzitutto, spiega Hamleton, predilige investire in una fase iniziale della startup, dal 25% fino al 50% della somma stabilita per l’investimento. Ci sono sicuramente rischi maggiori e il valore dell’azienda è ancora basso, ma allo stesso tempo una scelta del genere permette di valutarne l’andamento, verificare che le prospettive di crescita siano come da business plan e poter quindi intervenire anche successivamente. In questo caso sono tre gli scenari di cui tener conto.

  1. La startup sta andando bene: si può quindi tranquillamente optare per l’acquisizione di una quota maggiore in un follow-on.
  2. La startup si trova in una situazione di difficoltà: in questo caso si può intervenire, ma prima bisogna verificare che ci siano dei reali progressi.
  3. progressi non arrivano o non sono come dovrebbero essere: a questo punto investimenti ulteriori sono da escludere.

Soluzioni che possono sembrare semplici, ma che in realtà implicano studio e valutazioni accurate della situazione. Lord sottolinea che sicuramente non investe nei follow-on se ha l’impressione di sprecare soldi: c’è infatti chi decide di negare l’evidenza e andare avanti, solo per non ammettere di aver commesso un errore. Ma anche se la startup sta dando ottimi risultati, intervenire in un follow-on round può essere inutile. E questo succede quando nuovi investitori offrono cifre molto più alte per avere un numero di azioni minori rispetto a quanto ottenuto da noi all’inizio. Iniziare l'avventura di investimenti in startup quando l’idea deve ancora crescere e svilupparsi è ciò che Ham Lord consiglia a chi vuole diventare un business angel. Il capitale economico e umano in questa fase dà molto più valore all’impresa, rispetto che aspettare che il rapporto rischio/guadagno abbia raggiunto un buon equilibrio. Senza considerare che a volte è meglio firmare un assegno modesto, affrontare il rischio ma assicurarsi la propria posizione all'interno dell'azienda: per alcune startup di successo è stato il “first round” l’unico di cui hanno avuto bisogno.

Letto 620 volte Ultima modifica il Lunedì, 30 January 2017 16:59
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